I dopo il martirio

L’aveva predicato Giovanni Battista a voce alta, senza paura e magari un po’ minaccioso:
“Convertitevi perché sta per arrivare chi farà giustizia, chi taglierà, brucerà…” Questo suo
coraggio gli è costato l’arresto e il martirio e noi ambrosiani abbiamo celebrato ieri la I
domenica dopo il martirio.
Gesù saputo dell’arresto di Giovanni, si ritira dalla Giudea, diventata un po’ pericolosa,
poiché non era ancora giunta la sua ora.
Riprende però la predicazione del Battista ma nello stesso tempo la stravolge
completamente: “Convertitevi perché il regno dei cieli è vicino!” e non “perché altrimenti
siete spacciati!”

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II dopo il martirio

Vite o cactus?

figlio 1, figlio 2 o Figlio 3?

Al centro della parola di Dio di ieri c’è l’immagine della vigna.
Tra la vigna e il Signore, però, leggendo il profeta Isaia, si scopre che c’è un rapporto particolare,
simbolico, molto profondo di affetto. La vigna è il frutto di un amore particolare, intenso, continuo
che il Signore ha esercitato per piantare, coltivare e proteggere la sua vigna.
È chiaro che questa vigna di cui si parla, è il mondo, il popolo di Israele, la chiesa, la nostra parrocchia,
ma sei anche tu, siamo noi, perché il Signore ama e cura tutte le sue creature con un amore unico,
particolare.
In questo momento di silenzio quindi, come vigna del Signore, prova a renderti conto di tutto quanto
il Signore ha fatto per te nella tua vita, ai suoi interventi, al suo lavoro instancabile per fare in modo
che tu potessi rispondere con frutti buoni, dolci, inebrianti, proprio come la vite.

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NON APRIRE L’OMBRELLO

 

Ieri, solennità di Pentecoste, abbiamo celebrato il dono dello Spirito, la Sua presenza misteriosa ma efficace nella storia del mondo e nella nostra vita di ogni giorno.

Lo Spirito è come il vento, non si tocca, non si vede ma se ne vedono i multiformi effetti, come ricordava san Paolo ai Corinzi.

Anche adesso, se tu sei qui è perché lo Spirito ti ha condotto qui per incontrare il Signore Gesù e per parlare con il Padre: è lui la fonte e l’origine di ogni cosa buona.

È lo stesso Spirito che, se ti lasci guidare, in questo momento ti suggerirà le parole da dire. È Lui che ci fa riconoscere Dio come Padre, è Lui che ci fa capire il segreto delle cose, della storia di Gesù e della nostra vita.

Anche se gli Atti degli Apostoli lo hanno definito come un rombo di tuono, non sempre è facile distinguere la sua voce tra le tante: come faccio a capire quando viene dallo Spirito?

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Vivere o vivacchiare, originali o fotocopie?


No, non mi riferisco al famosissimo dilemma Amletico “essere o non essere…” ma, come ogni lunedì,
alla Parola di Dio di domenica.
Il tema della nostra preghiera di oggi è proprio la Vita, ma soprattutto il senso che noi diamo a
questo bene prezioso che ci è stato donato.
La prima lettura ci ha fatto conoscere la testimonianza
di Paolo, che racconta il suo cammino spirituale che lo
ha portato ad incontrare Gesù appunto attraverso lo
scorrere del tempo, della sua vita.
La seconda lettura ci dà il fondamento della nostra
speranza: Gesù, sacerdote in eterno, per sempre che
vince la morte e che è sempre presente nel nostro
cammino di vita.

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PER CARITÀ


“Che vi amiate gli uni gli altri…”. Questo è il
comandamento nuovo che il Signore, nella notte in
cui fu tradito, diede ai suoi discepoli.
Sapendo che quelle erano le ultime ore della sua
vita tra noi, ha voluto donarci una parola
importante, un comando che riassumesse tutto il
suo messaggio.
Ma perché dobbiamo amarci?
Non perché siamo bravi, non perché, se
ragioniamo un momento, possiamo comprendere
che è l’unico modo vero, giusto e intelligente di
vivere questi quattro giorni della nostra vita in
questo mondo. Dobbiamo volerci bene perché Lui
ci ha amato per primo, perché siamo oggetto continuo di amore da parte del Signore e
perché amandoci l’un l’altro manifestiamo la presenza del Signore risorto.
Guarda allora all’eucaristia, lasciati trasformare dal suo amore perché possa anche tu
amare come Lui.
Chiediamogli il dono della carità di cui ci parlava san Paolo.
Solo se viviamo con carità, la nostra vita si trasforma e trasformiamo anche il mondo
che ci circonda.

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l piu grande comendamento

Il Vangelo di domenica ci ha ricordato il comandamento più grande che Gesù ci ha lasciato, l’unica regola per avere la gioia e per realizzare in
pieno la nostra vita: “Amatevi come Io ho amato voi”.
Come sarebbe bello il mondo se tutti si volessero bene come
Lui ci ha voluto bene! Ma cosa vuol dire amare come Lui?
Innanzitutto accorgerci di essere amati per primi: “Come il
Padre ha amato me…” Nessuno di noi può dire di non essere
amato da nessuno. Anche la persona più sola e abbandonata
su questa terra di una cosa può essere certa: dell’amore di
Dio, anzi, più è abbandonata e sola, e più è amata da Dio! Ciascuno di noi è amato da
Dio in maniera particolare, speciale, unica. Proviamo ad accorgerci di questo amore, a
renderci conto che c’è qualcuno in ogni momento della nostra vita che ci pensa, che si
preoccupa per noi. Questo ci deve dare gioia, serenità e sicurezza.
Amare come il Signore vuol dire condividere con l’altro la gioia che si ha nel cuore:
“…perché la mia gioia sia in voi.” Amare è donare.

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METTI GLI OCCHIALI 3D


Quando si arriva qui in chiesa ci si porta dietrotutto un carico di preoccupazioni, problemi da affrontare, scelte da compiere, piccole o grandi
sconfitte, progetti da attuare, persone per cuipregare, incontri fatti, gioie e dolori… insomma qui davanti al Signore noi veniamo con tutta la
nostra umanità e con tutta la nostra fragilità.
Abbiamo proprio bisogno di questo momento, per rimettere un po’ insieme le idee, ma non solo,
per riprendere forza, nel nostro cammino, ma soprattutto per avere un po’ di luce, la sua Luce.
Senza la luce, infatti, tutto diventa misterioso si corre il rischio di sbagliare, non si riesce a
distinguere bene le cose, tutto ci fa paura, corriamo il rischio di andare a sbattere e di farci male.
Se invece siamo nella luce, nella sua luce, allora riusciamo a vedere bene le cose, a capire il senso
della nostra vita, a scegliere la strada giusta anche se magari più difficile e faticosa.
Anche nella nostra vita di ogni giorno capita quello che sta succedendo in questi giorni in Europa,
siamo spesso al buio, “oscurati” dalle nubi del demonio, del male, della guerra, dell’odio che ci
rende difficile la vista e che cerca di contrastare la Luce.
Le notizie che privilegiano sempre le cose negative, il male, la cattiveria della gente, l’egoismo, la
prepotenza, la violenza, il clima di terrore e di paura che viene alimentato ad arte, la divisione,
l’odio, l’intolleranza, il male che c’è in ciascuno di noi, sono tutte nuvole che ci fanno vedere le
cose in maniera sbagliata.
Paolo desiderava tanto andare a Roma e portare il Vangelo e questo desiderio si è avverato per lui
proprio attraverso un evento che a prima vista poteva essere solo male o negativo. Viene
arrestato per odio e chiede di essere giudicato da Cesare e cioè, in catene, va a Roma…. La Luce
viene anche se non ce ne accorgiamo o pensiamo non ci sia. La Luce di Gesù, splende sempre, ma
come si fa allora a vivere nella Luce, come possiamo avere la sua Luce, riconoscere il suo progetto
su di noi? Con il salmo responsoriale abbiamo pregato dicendo: “Donaci occhi, Signore, per vedere
la tua gloria.” Ripetiamolo anche oggi, davanti a Lui perché Lui sta lavorando anche attraverso il
nostro male, il nostro limite, il buio che ci circonda….
Questo del lunedì è uno dei momenti importanti per “ricaricare le nostre batterie” o per “pulire i
nostri occhiali” o, come va di moda adesso, per mettere gli “occhiali 3D” e vedere meglio la realtà.
Se noi restiamo con Gesù, se ascoltiamo la sua Parola, se impariamo da Lui, allora la sua Luce sarà
in noi.
Ma forse dovresti farti una domanda prima di tutto: sei convinto che solo Gesù può dare un senso,
e illuminare la tua vita? O cerchi sempre altrove qualche proposta per realizzarti?
Davanti a Gesù Luce del mondo apri il tuo cuore perché rinnovi in te la Grazia del Battesimo con la
quale ti è stata donata la Luce della Fede.
Don Mario